Quando l’Amministratore di Sostegno è un professionista…

Spesso c’è diffidenza nel ruolo dell’Amministratore di Sostegno, specialmente se il ruolo è ricoperto da un professionista. 

Durante il nostro ultimo corso di formazione, un partecipante ha posto questa obiezione:

“Non credo che un avvocato, col tempo disponibile che avrà, possa aiutare concretamente una persona fragile, non autosufficiente, specie se con problemi mentali o neuropsichiatrici: serve una persona vicina, non un estraneo.”

 

La nostra risposta

“Capiamo questo punto di vista, ed è vero che la vicinanza affettiva e quotidiana – quella di un familiare, di un amico, di un vicino o di una figura di riferimento – spesso permette un ascolto e un sostegno molto più continui, rispetto a ciò che può offrire un avvocato che svolge il ruolo di amministratore di sostegno, il quale, inevitabilmente, ha un tempo limitato da dedicare a ciascuna persona.

Allo stesso tempo, però, è importante considerare che il ruolo dell’amministratore di sostegno non nasce per sostituire la relazione umana, ma per garantire tutela giuridica, gestione amministrativa e protezione formale, soprattutto nei casi in cui una persona non abbia reti familiari solide o quando le relazioni siano complesse o conflittuali.

Una persona vicina può effettivamente offrire un supporto continuo, empatico e quotidiano che nessun professionista può garantire e che parte dalla conoscenza della persona. L’amministratore di sostegno, soprattutto se avvocato, può comunque offrire competenze giuridiche, organizzative e amministrative che servono a proteggere diritti, reddito, patrimonio e rapporti con le istituzioni.

Spesso ci troviamo di fronte a tanti casi in cui il famigliare non vuole o non può assumersi l’incarico di Amministratore di Sostegno della persona fragile. 

In questi casi, l’ideale sarebbe l’integrazione delle due cose: una figura affettiva che resta accanto alla persona, e un amministratore che si occupa degli aspetti formali e dei rapporti con servizi, tribunali e uffici. 

Quando queste due dimensioni dialogano proattivamente, la tutela è davvero efficace.”