Le amiche di pianerottolo

Le amiche di pianerottolo

Questa è la storia di Paola e Caterina, due donne unite da un legame che sembra non appartenere a nessun nome: non è amicizia, non è parentela, non è lavoro, non è beneficienza, non è passatempo.

E’ il 2013, Paola è un avvocato in carriera, Caterina un’anziana casalinga con i ricordi annebbiati e tanta confusione in testa a causa del morbo di Alzheimer. Le loro porte, una a fianco all’altra, avevano consentito alla figlia di Caterina, Susanna e a Paola di fare lunghi giochi da bambine ma poi crescendo si erano dimenticate, se non per cortesi saluti sul pianerottolo.
Quando Laura bussò alla porta di Paola, era senza forze, soffriva, la madre faticava a riconoscerla e Susanna aveva perso ogni speranza.
Quando hai un malato o un disabile da gestire, il mondo diventa un nemico e le emozioni tremano davanti alle tante delle cose da fare……

Susanna era un fiume in piena, scivolava nel flusso della disperazione, aveva bussato alla porta per ottenere una consulenza legale ma si rendeva conto che necessitava di qualcosa di più, aveva bisogno di condividere le sue paure, i desideri e le preoccupazioni per quella madre che non riconosceva più. Soffriva, ma non poteva, perché aveva troppo da fare!
Paola comprese, sapeva che in quella situazione una consulenza legale non avrebbe fermato il flusso, lo avrebbe anestetizzato per un po’ ma poi tutto sarebbe tornato come prima.
Si propose di coprire personalmente e gratuitamente il delicato ruolo di Amministratore di Sostegno in favore di Caterina, era sicura che potesse essere un’occasione di crescita non solo professionale ma anche umana, era curiosa di fare questa esperienza, accettò senza riserve di assumersi responsabilità e carichi emotivi per contenere il flusso, cullarlo, dirigerlo…
Era abbastanza fuori per non farsi travolgere dalle emozioni ma abbastanza disponibile da farsi attraversare da un’esperienza che le avrebbe cambiato la vita e allargato la famiglia.

Cominciò cosi: complicazioni burocratiche, difficoltà legate alla malattia e alla cura della persona, alla gestione delle più disparate problematiche che di volta in volta si presentavano, lunghe file, richieste faticose da soddisfare e un Giudice con cui avere a che fare e con cui dialogare cercando di stare sempre dalla stessa parte: quella di Caterina!!!!!

Il tempo passava, Caterina peggiorava, ora straparlava e sembrava perdersi nelle pieghe del tempo, Paola, ormai abile nel districarsi con le complicazioni burocratiche amava passare qualche ora con Caterina.
Anche Susanna, aveva riscoperto il piacere di andare da sua madre, di condividere un pranzo, una cena o una domenica con quelle due donne apparentemente estranee fra di loro eppure così vicine.

Paola sentiva per Caterina un misto di tenerezza e gratitudine, la trattava con attenzione e non mancava mai di un gesto affettuoso che aveva come risposta un lieve sorriso che la ripagava della tanta fatica.
Paola sentiva profondamene che tutto quello che stata vivendo aveva un senso e il senso lo ritrovava nel corpo di Caterina.

Non era più un corpo fra tanti, era il corpo della donna che le permetteva di sentirsi viva, di combattere per un dettaglio, un desiderio, come quella volta che Caterina, tra mille discorsi confusi, disse: “mare”e senza tante spiegazioni quella parola sottile diventò un onda di carte e richieste per ottenere il permesso per portarla in barca, antica passione che Caterina condivideva con il marito.

Quando la malattia si portò via Caterina lasciandola insensibile agli stimoli della vita, Paola sentì un grande vuoto, lei e Susanna condividevano una profonda tristezza nel vedere Caterina spegnersi a poco a poco e la presenza forte e continuativa di Paola consentiva alla figlia di lasciarsi andare, ogni tanto, in un pianto.
Susanna stava perdendo la madre ma il grande legame con Paola la teneva in piedi!
Anche Paola sentiva una forte sofferenza perché il legame nato era intenso e sapeva che si avvicinava un momento ancora più difficile, alla morte di Caterina tanti sarebbero stati gli ostacoli da superare e le carte da compilare. Tutta la famiglia che silente aveva osservato da lontano, sarebbe venuta a ispezionare il suo lavoro, le sue scelte, e slegati dai desideri di Caterina, tutti avrebbero avuto qualcosa da ridire.

Paola teneva stretta a sé il ricordo di Caterina sulla barca, il vento tra i suoi capelli e il sorriso velato nei suoi occhi.
Si rendeva conto che ciò che le aveva fatto sopportate tutto, andare avanti, farsi carico di quella famiglia altra da sé, era il desiderio di rendere felice Caterina, di darle dignità fino alla fine, di riabilitarla nella sua incapacità di farcela da sola, era diventata la sua mente, il suo braccio, le sue mani, i suoi piedi, facendo questo aveva ringraziato i suoi genitori, persi anni prima in un incidente stradale, aveva ringraziato i suoi nonni, i suoi avi per averle donato la vita che aveva.
Alla fine dei conti, doveva a Caterina più di quanto Caterina doveva a lei.
Caterina morì e Paola entrò nel progetto Non+Soli di DarVoce, aveva accumulato tanto sapere, strategie, determinazione e offrendo assistenza e accompagnamento ad altri Amministratori di Sostegno sentiva di tenere con sé Caterina.
Susanna e Paola continuarono a vedersi, ridere e tenere viva la memoria di quella donna che le aveva fatte incontrare e rincontrare sperando che un giorno, qualcuno avrebbe aperto loro la porta e la vita.

Paola e Caterina si sono avvicinate per bisogno e quando si sono salutate erano famiglia.

 

FINE STORIA

Essere Amministratori di sostegno è anche questo: due sconosciuti che s’incontrano e diventano famiglia.
La storia di Paola e Luisa è una delle tante del progetto Non+Soli in atto dal 2012.
In Italia abbiamo circa …. persone incapaci di svolgere in autonomia ciò che serve per vivere: anziani, disabili, malati psichiatrici, persone in recupero dal gioco d’azzardo, alcolismo, tossicodipendenza, malati di alzhaimer o demenza o con patologie neurodegenerative, sono persone tra i 18 e i 90 anni che necessitano di una presenza che li accompagni e gestisca per loro la quotidianità economica e amministrativa, che si sostituisca a loro per esercitare cittadinanza. Amministratore di sostegno può essere chiunque, maggiorenne, familiare della persona o sconosciuto, un amico, un collega, un vicino o un volontario.
L’introduzione dell’istituto dell’Amministrazione di Sostegno è stata una delle più riuscite iniziative legislative del nostro Paese, ha restituito la dignità a chi l’aveva persa insieme alla salute fisica e mentale.
Il progetto Non+Soli aiuta le famiglie e i professionisti a impegnarsi affinché l’Amministratore di Sostegno assuma sempre più un ruolo fondamentale per la cura e l’assistenza delle persone non più capaci garantendo i giusti confini, la tutela delle emozioni, la giusta responsabilità scelta e non imposta.
Ogni persona è diversa e necessita di un trattamento “su misura” che implichi vicinanza, sostegno, fiducia
rispetto e pazienza, ascolto e attenzione, conoscenza, prossimità, personalizzazione, dono, amicizia,
competenza e così via. Mansioni burocratiche e tecniche si abbracciano con competenze emotive e umane: è questo che fa dell’Amministratore di sostegno un’esperienza complessa ma anche unica e appagante.



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