Questa è la mia storia… Fabrizia

Questa è la mia storia… Fabrizia

Sono Fabrizia , dal 2012 sono volontaria in Tribunale allo sportello Non+Soli di Dar Voce.

Ho incontrato tanti cittadini, li ho aiutati, mi sono sentita utile, è un impegno difficile, non è una passeggiata ma ciò che mi permette di continuare è lo stupore.

Le persone arrivano, chiedono aiuto raccontando le loro storie incredibili, eppure sono vive, combattono, non si arrendono e ce la fanno, questo mi lascia senza fiato.

Allo sportello c’è chi va e chi viene ma c’è chi lascia una traccia indelebile nel tuo cuore, nel mio cuore c’è Francesca.

Francesca ha passato i sessanta anni, è stata emotivamente maltrattata fin dall’infanzia, i suoi genitori, litigiosi e disattenti, la lasciano crescere sola, insicura e desiderosa di amore.

Si sposa e si separa, ha un figlia ma è una continua lotta, sono lontane e non riescono a donarsi affetto.

Ad un certo punto, Francesca crolla e seppellisce le sue fragilità nell’alcool, assapora momenti di oblio che le danno tempo di riposarsi dagli affanni della vita, sa che l’alcool le fa male, ma non riesce a smettere, ma non smette di provarci.

Si sente la più sfortunata delle donne e cerca nel gioco d’azzardo quella fortuna che il destino le ha negato. Perde, come tutti, e con i soldi perde anche la dignità perché si riempie di debiti e non dorme più ,i creditori la tormentano anche nel sonno.

Purtroppo è sola, nessun amico la ferma e lei si lascia dondolare fra le onde della follia. Un anno, due anni, sette anni di follia.

Per fortuna Francesca ha un lavoro stabile e questo le permette di sopravvivere ai suoi debiti, alle sue sbronze, alla sua solitudine, alle sue angosce.

Si disintossica, sta meglio, pensa di essere guarita, ma poi ci ricasca, ancora e ancora.
Non si arrende, e lotta, lotta contro le sue debolezze e i suoi vuoti ,ma, ha capito ,da sola non ce la può fare!

Sono ormai passati dieci anni e Francesca si rende conto che le serve qualcuno che le dica no! Che le impedisca di giocarsi e di bersi i pochi soldi che le rimangono, dopo aver pagato le rate dei debiti.

Si guarda intorno e nell’assoluta solitudine, un riscatto di orgoglio la porta allo sportello Non+Soli, di Dar Voce.
Francesca ha bisogno di dimostrare a qualcuno che può uscirne e allo sportello trova me.
Con pacatezza e lucidità mi racconta la sua storia, mi chiede un no , dei limiti ,ascolto e comprensione .
Ripensandoci ,forse indurita dalla solitudine, cercava solo un appoggio per non spezzarsi( S)
La sua domanda era chiara: ho bisogno di qualcuno che mi impedisca di spendere!

Anche la risposta era chiara, sapevo che potevamo sostenerla, che la figura dell’amministratore di sostegno era la risorsa giusta per aiutarla nella lotta contro sé stessa,
Le avrebbe permesso di liberarsi dai debiti, anche di dormire meglio e di non perdersi nell’euforia del gioco d’azzardo e dell’alcool.

Non per sempre, ma solo finché le sue fragilità sarebbero diventate : la sua forza!

Nella mia esperienza so, che per Francesca e per tanti altri amministrati , quella solitudine interiore, quello smarrimento possono alleviarsi , possono trasformarsi, grazie all’affiancamento, alla cura, e alle attenzioni di un Amministratore di sostegno.



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