Disturbi psichiatrici: che fare?

Tra le condizioni che più spesso richiedono un’Amministrazione di Sostegno rientrano i disturbi psichiatrici: il progetto NON+SOLI è nato nel 2004 proprio per sostenere chi aveva questi problemi.

Oggi, si stima che in Italia oltre 3,5 milioni di persone vivano con disturbi psichiatrici gravi e 2,5 milioni con malattie neurologiche. Di questi, circa 900.000 mila pazienti sono assistiti direttamente dai Dipartimenti di Salute Mentale.

Il 12% della popolazione italiana vive quindi con problemi di salute mentale che, oltre ad essere debilitanti, nella prevalenza dei casi mettono in seria difficoltà anche i familiari.

 

1. Perché un problema psichiatrico può richiedere un Amministratore di Sostegno?

I disturbi psichiatrici come schizofrenia, disturbi dell’umore gravi, disturbi di personalità, psicosi, disturbo bipolare, possono compromettere la capacità di giudizio, l’aderenza alle cure, la protezione del proprio benessere, la capacità di relazionarsi con i servizi, la gestione del denaro e del patrimonio personali e familiari.

Quando queste difficoltà impediscono alla persona di agire nel proprio interesse, la nomina di un Amministratore di Sostegno può rappresentare una protezione utile.

 

2. Cosa può fare l’Amministratore di Sostegno in questi casi?

Nel caso di una malattia psichiatrica, l’Amministratore di Sostegno può facilitare i rapporti con i servizi di salute mentale, sostenere l’accesso a visite e terapie, vigilare sulla continuità del percorso di cura e gestire la documentazione sanitaria. Può aiutare nell’amministrazione del denaro e del patrimonio, supportare le decisioni legate a casa, lavoro, pensioni, invalidità. Può prevenire situazioni di rischio economico o sociale. Tutto ciò deve avvenire sempre nei limiti del decreto del giudice e rispettando la volontà della persona.

 

3. Cosa non può fare l’Amministratore di Sostegno?

Anche in presenza di un disturbo psichiatrico, l’Amministratore di Sostegno non può imporre trattamenti sanitari o terapie, né obbligare la persona a prendere farmaci contro il suo consenso. Non può decidere in modo autoritario il luogo in cui il malato deve vivere, né limitare la sua libertà personale. Infine, non può sostituirsi ai servizi sanitari (psichiatri, psicologi, Centro di Salute Mentale). Ricordiamo sempre che l’Amministratore di Sostegno è una misura di supporto giuridico, non terapeutica, né coercitiva, anche quando si tratta di un familiare.

 

4. Cosa è davvero centrale?

Le relazioni. 

Nel campo della salute mentale, la qualità dell’Amministrazione di Sostegno dipende molto dalla fiducia reciproca, dal rispetto delle autonomie residue, dalla collaborazione con familiari e i servizi di salute mentale, dalla capacità dell’amministratore di “fare rete” con tutti coloro che hanno a cuore il benessere della persona amministrata.

L’obiettivo non è controllare, ma sostenere la persona nel recupero e nella stabilizzazione della malattia psichiatrica.

 

5. Cosa non va mai dimenticato?

Per funzionare davvero, l’Amministrazione di Sostegno deve integrarsi con gli altri attori che hanno un ruolo positivo sul malato psichiatrico: non solo i familiari, ma i Centri di Salute Mentale, i medici e gli psichiatri, i servizi sociali, le associazioni di volontariato del territorio.

Inoltre, non bisogna dimenticare di vigilare sulle questioni amministrative.

Un Amministratore di Sostegno che gestisca gli atti di ordinaria amministrazione (pagamenti, gestione del conto) e di straordinaria amministrazione (come la vendita di immobili, sempre previa autorizzazione del Giudice), rappresenta una forma di tutela per la salvaguardia del denaro e del patrimonio di una persona con patologie psichiatriche. 

Al riguardo, leggi l’articolo dedicato “Indebitamento e amministrazione di sostegno”