25 Mag Poteri sanitari: cosa prevede la legge
Quando si riceve una diagnosi di malattia degenerativa, e si prevede che la persona malata andrà a perdere velocemente la capacità di comprendere e di agire i propri diritti, è importante attivarsi per avviare un’Amministrazione di Sostegno, ipotizzando che serviranno alcuni mesi per la sua realizzazione.
Spesso ci viene chiesto: è proprio necessario? Non basta essere il coniuge o il figlio per sostituirsi alla persona malata nelle scelte sanitarie che la riguarderanno, quando lei non sarà più in grado di farlo da sola? La risposta è no.
In Italia, se una persona non è in grado di esprimere direttamente e autonomamente il proprio consenso ai trattamenti sanitari, la legge prevede specifiche modalità per tutelare i suoi diritti e garantire l’accesso alle cure. In caso di emergenza è il medico a prendere le decisioni e gli interventi salvavita. Invece, in condizioni di programmazione di cure o di interventi, solo il paziente può acconsentire al trattamento sanitario, un suo tutore o un suo amministratore di sostegno. Un paziente incapace di comprendere a pieno ciò che gli viene comunicato e che dovrebbe sottoscrivere e autorizzare, non può acconsentire al trattamento, e un qualunque familiare non può farlo al suo posto.
Ecco cosa accade in base alla normativa vigente:
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Principio generale
Il consenso informato è un diritto fondamentale sancito dalla Costituzione italiana e dalla legge 219/2017. Nessun trattamento sanitario può essere effettuato senza il consenso libero e consapevole della persona interessata, salvo i casi previsti dalla legge.
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Pazienti legalmente incapaci
Se il paziente è stato dichiarato interdetto (per infermità mentale), il consenso viene prestato dal tutore legale. Se invece è inabilitato o sottoposto ad amministrazione di sostegno, il consenso può essere espresso con l’assistenza o la rappresentanza del soggetto designato dal giudice.
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Minori
Per i minori, il consenso è generalmente prestato dai genitori o dal tutore. Tuttavia, la legge prevede che il minore debba essere coinvolto nel processo decisionale in base alla sua età e maturità, e in alcuni casi può esprimere direttamente il proprio consenso (es. trattamenti legati alla salute sessuale o psicologica).
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Pianificazione condivisa delle cure e DAT
La legge 219/2017 introduce anche le Disposizioni Anticipate di Trattamento (DAT), che permettono a una persona capace di intendere e volere di esprimere in anticipo la propria volontà sui trattamenti sanitari da ricevere in caso di futura incapacità. Inoltre, è possibile attuare una pianificazione condivisa delle cure tra medico e paziente in caso di malattie croniche o terminali.
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Urgenze
Solo in situazioni di emergenza e di interventi salvavita, quando cioè non è possibile acquisire il consenso e non ci sono rappresentanti legali disponibili, il medico può intervenire autonomamente per salvaguardare la vita o la salute del paziente, secondo il principio del “consenso presunto”.