E se ci fosse un errore? L’esperto risponde

E se ci fosse un errore? L’esperto risponde

Domanda 

Di recente ci è arrivata una richiesta di consulenza riguardante una situazione complessa. 

A seguito di una valutazione psichiatrica, che la persona interessata ritiene errata, è stata attivata un’Amministrazione di Sostegno, con poteri ritenuti troppo ampi dall’amministrato. 

Secondo la percezione della persona che ci ha sottoposto la questione, l’esercizio di questi poteri sarebbe avvenuto in modo eccessivo. In particolare, avrebbe limitato la sua libertà personale, le scelte di vita e la possibilità di perseguire ambizioni e progetti personali. Tutto ciò in contrasto con i valori di tutela e protezione che caratterizzano la misura dell’Amministrazione di Sostegno. 

Sulla base di quanto descritto, la domanda che ci viene avanzata è la seguente. 

Quando una misura viene vissuta come eccessivamente restrittiva, la responsabilità dipende dall’Amministratore che esercita i poteri o da chi li ha attribuiti, cioè il Giudice Tutelare e (in questo caso) lo psichiatra che ha fatto la valutazione? E cosa conviene fare?

 

La nostra risposta alla domanda 

La situazione descritta è molto delicata e complessa.

In termini generali, non è possibile individuare un unico responsabile: è necessaria una valutazione da parte di un professionista legale, il quale andrà a esaminare tutta la documentazione (ad esempio: le relazioni cliniche e i provvedimenti del Giudice Tutelare) per comprendere dove si collocano le responsabilità. 

Detto ciò, possiamo però chiarire alcuni punti generali. 

L’Amministrazione di Sostegno è uno strumento previsto dalla Legge per proteggere la persona fragile, limitandone l’autonomia solo ove strettamente necessario. Tuttavia, nella pratica, molto dipende da come i diversi soggetti coinvolti interpretano e applicano la legge, e dalle scelte che ne conseguono concretamente, caso per caso. 

Se il Giudice Tutelare ha conferito determinati poteri all’Amministratore di Sostegno sulla base delle relazioni ricevute, occorre distinguere tra:

  • il contenuto delle valutazioni e delle relazioni presentate dai professionisti sanitari;
  • il provvedimento emesso dal Giudice;
  • le modalità con cui l’Amministratore di Sostegno ha esercitato i poteri ricevuti.

Pertanto, eventuali criticità potrebbero riguardare uno solo di questi passaggi oppure più elementi contemporaneamente, a seconda di ciò che emergerà dall’analisi dei fatti e dei documenti.

Va inoltre ricordato che l’Amministratore di Sostegno è tenuto ad agire nell’interesse esclusivo del beneficiario, ascoltandone sempre bisogni, aspirazioni e volontà, per quanto compatibili con la sua condizione. 

Quando una persona si sente “schiacciata” dall’Amministrazione di Sostegno, cioè percepisce una forte limitazione e compromissione della propria libertà, delle proprie scelte di vita o della propria dignità, è assolutamente opportuno e corretto verificare se la misura sia stata applicata nel rispetto della Legge e se i poteri attribuiti siano stati esercitati in modo corretto. 

Rivolgersi a un avvocato e (in questo caso) a un altro psichiatra per una nuova valutazione può essere la strada più corretta per accertare con obiettività eventuali errori, eccessi o violazioni dei diritti del beneficiario.

 

L’esperto risponde

Nelle consulenze all’interno dei 10 sportelli NON+SOLI incontriamo molte persone che vivono situazioni delicate e complesse, e spesso sentono il bisogno di capire meglio cosa stia succedendo, quali diritti abbiano e quali strumenti possano utilizzare. 

Riceviamo spesso domande, ascoltiamo dubbi e incertezze che meritano chiarimenti.

Il nostro ruolo non è quello di sostituirci ai professionisti delle tante materie che ruotano intorno all’Amministrazione di Sostegno, ma di informare, chiarire i punti di riferimento a cui è possibile rivolgersi, offrire spunti di riflessione.

Se avete domande, curiosità o vi serve un chiarimento, scriveteci: siamo qui anche per questo.